“Er pane tosto pure è providenza

e nun se butta mai come rifiuto;

e ner momento che te serve aiuto

t’aspetta ar varco, in fanno a la credenza

co la risoluzione pronta, appena

te viè un problema a pranzo oppure a cena.

Abbasta preparaje un connimento

d’ojo d’oliva, assieme a pepe e sale,

pe facce sguazza Vajo in modo tale

che balli er sartarello a foco lento.

E l’ajo frigge, schizza, se fa d’oro,

ma poi s’affoga a mollo ar pommidoro.

E ne lo strazzio d’un calore atroce

la pila bolle e nasce quer sughetto

che aspetta l’acqua pe formà er brodetto

d’ un rosso come er foco che lo coce.

E sopra l’ale der profumo vola”

“er desiderio de peccà de gola.

La lama der cortello giustizziere

intanto affanna, taja, s’affatica;

tanto de crosta e tanto de mollica:

er pane se sparpaja sur tajere.

Un tuffo drento ar brodo: er pane jotto

se gonfia de sapore e fa er pancotto”

 

Estratto di: Malizia, Giuliano. “La cucina romana e ebraico-romanesca.” Newton Compton editori, 2012-08-31. iBooks.

Il materiale potrebbe essere protetto da copyright.

 

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pancotto

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